Il regionale della domenica per Verona Porta Nuova è stipato di avventori diretti al primo giorno di Vinitaly – facile interpretare ove sarà l’approdo generale poiché da più parti della carrozza l’ hashtag pronunziato dalle bocche ciarlanti è per l’appunto #Vinitaly. Scendo alla stazione di Montebello Vicentino. Quasi mi faccio violenza quando abbandono il treno insieme ad un manipolo di giovani dall’aria hipster attirando la curiosità dei “vinitalyani” che si stanno quasi certamente chiedendo perché mai scendo in una così evanescente stazione incastrata tra la schizofrenica autostrada Torino-Trieste e la placida campagna il cui fondale è disegnato dai Monti Berici ancora pigramente avvolti dalla bruma mattutina.

Direzione Villa Favorita, Sarego (Vicenza), evento Vinnatur ovvero “Natural Winemakers Association” come recita il banner appeso all’entrata della kermesse.
Per me, per la mia personale crescita nel mondo enologico e per il mio personaggio in cerca d’autore essere presente qui mi fa venire in mente un agnostico che nutre lo stimolo nel credere in qualcosa, ma ancora non sa realmente e asceticamente in cosa.

Il punto fermo che magneticamente mi fa iniziare questo maieutico percorso a Vinnatur si chiama, manco a dirlo, Prosecco: Azienda Agricola Costadilà, di Conegliano, Tarzo per la precisione. Nome di battesimo del vino: 450 slm100% uva Glera – 6 giorni di macerazione sulle bucce, 6 mesi di rifermentazione in bottiglia con lieviti rigorosamente indigeni e zero aggiunta di solforosa (si, ho proprio detto zero!). Spicca la nota citrica ed una accarezzante mineralità.
Il secondo Prosecco “fuoriserie” di Costadilà si chiama 280 slm, contraddistinto da un colore arancione scuro è il risultato di uve Glera, Perera, Bianchetta e Verdiso – le antiche varietà che diedero i natali all’odierno Prosecco, 20 giorni di macerazione sulle bucce, 6 mesi di rifermentazione in bottiglia (e la solforosa viene anche qui percepita come parola blasfema). Si sentono i lieviti, si percepisce una leggera e sorprendentemente piacevole ossidazione.
I cardini sono già scardinati dopo i primi due assaggi.

Rimanendo in zona Veneta vengo attirato dal Rosato di Raboso “Redentor” Azienda Agricola Tessère di Noventa di Piave: 100% uva Raboso Piave, unici che producono questa tipologia di vino sui lieviti. Si percepisce l’acidità donata dai terreni argillosi “polleggiati” vicino al mare e la piacevole tannicità del Raboso.

Il “Puro” della Cantina Filippi mi fa apprezzare questa Garganega prodotta da vigneti di sessant’anni d’età: un vino minerale, con un particolare sentore di “ossidazione esotica”.

Dopo aver giocato in casa, comincio ad avventurarmi verso una estrosa bollicina franciacortiana di Cà del Vént, “Sospiri” il nome del nettare, 100% Chardonnay, 6 vinificazioni separate, 67 mesi sui lieviti, tanta passione e fantasia.

Tra un pezzo di pizza lievitata naturalmente e un “kit di sopravvivenza” costituito da un melting pot di formaggi vaccini e caprini, mi approccio al “Magma” rosso di Frank Cornelissen frutto della focosa declinazione del vitigno Nerello Mascalese coltivato sulle pendici nord dell’Etna, risalendo poi in mongolfiera verso una seducente Nosiola e un austero TeroldegoMorei” della cantina Foradori di Mezzolombardo (Trento) – entrambi vinificati in anfora argillosa proveniente da Villarobledo (Spagna).

Nel viaggio di ritorno in treno ho cercato di darmi una risposta ai vini naturali vissuti in prima persona a Villa Favorita ed ho compreso che questa esperienza è probabilmente paragonabile ad una mostra d’arte contemporanea: non sempre son riuscito a capire ma so che mi è piaciuto.


Comments

  1. Come il vecchio spot dei fustini Dixan non scambierei un giorno a Villa Favorita con due giorni di nessun altro evento al mondo.
    Costadilà è una super chicca, Filippi è una sicurezza, Cà del Vent ormai è un top e Cornelissen è grandioso.
    Complimenti!

  2. […] (Amarcord time clicca qui per articolo VinNatur edizione 2015) […]

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