Pommery

Pommery dall’esterno pare un castello di Disneyland, ed è tutto contraddistinto dal blu elettrico quale “colore sociale” dell’azienda. Appena varcato l’ingresso la cantina si apre in un salone museale degno di un padiglione della Biennale di Venezia: elefanti di dimensioni reali appesi al soffitto a testa in giù, numerose ceste in vimini rigorosamente blu colme di tappi di sughero, capsule giganti di bottiglia di spumante che fungono da gazebo.

Scendendo di 8 metri nei sotterranei tunnel di gesso della cantina si comprende ulteriormente la verve artistica in chiave contemporanea che Pommery vuole trasmettere al visitatore, talvolta anche calcando la mano, con giochi di luce (blu) – metafisici lampadari – e alberi di bottiglie dal colore che ormai dovreste indovinare senza troppi dubbi.

La guida un tantino frettolosa e sommaria (rispetto alla visita da G.H. Mumm) ci spiega che le gallerie della cantina di dipanano per 18 km, le bottiglie stipate sono circa 20 milioni, la temperatura lì sotto è costantemente a 10°C come pure l’umidità al 90% e il terreno di gioco è in buone condizioni. Le bottiglie di Champagne immesse sul mercato ammontano a 5 / 5,5 milioni l’anno.

Sembra quasi che per alcune maisons dello Champagne le storie si accomunino: nel caso di Pommery infatti l’assonanza con Madame Ponsardin – Clicquot (Veuve Clicquot) si ritrova nel fatto che a gestire le rispettive cantine e a farle divenire dei brand dal successo internazionale ci sono due donne, entrambe vedove. Pommery venne fondata nel 1836 da Alexandre Loius Pommery e Narcisse Greno (socio che poi si ritirò) e dal 1858 Madame Louise Pommery guidò caparbiamente l’azienda dopo la scomparsa del marito, pensando da subito alle svariate potenzialità che il mercato estero poteva offrire. Appassionata d’arte Madame Pommery diede questa impronta caratterizzante anche all’interno dei locali aziendali e nel packaging delle bottiglie

La pillola di storia ci dice inoltre che nel 1874 la maison Pommery è stata la prima ad inventare e produrre lo Champagne in versione brut, da non confondere con la creazione nel 1810 del primo Champagne millesimato ad opera di Madame Clicquot.

Al termine della visita ecco la degustazione con il più classico Pommery Brut Royal da uve Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier che rimane sui lieviti per 36 mesi (10 gr/l di grado zuccherino), senza infamia e senza lode.

Infine il Grand Crus Millésimé composto da Pinot Noir e Chardonnay provenienti rispettivamente dai Grand Crus delle Montagne de Reims (sud di Reims) e dalla Côte des Blancs situata a sud di Epernay (l’altra capitale dello Champagne): maturazione sui lieviti di 60 mesi, piacevole, risulta decisamente più fine ed “esotico” rispetto al battagliero Brut Royal.

Continua…


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