Dopo aver salutato Stara-Trta , ripartiamo da Maribor alla volta del Collio sloveno, in lingua madre Goriska Brda. Durante le due ore abbondanti di viaggio il bagaglio tecnico e la solidità mentale di un meteorologo sarebbero stati messi sicuramente a dura prova a causa degli eccessivi cambiamenti climatici succedutisi in quell’esiguo lasso spazio-temporale. Infatti, lungo l’autostrada ci hanno sorpreso rispettivamente: sole accecante, vento a regime di bora, neve a grappoli, tenebre, invasione di locuste e pioggia a catinelle per giungere fortunatamente a destinazione col bel tempo.

La meta è Klinec , graziosa osteria/ristorante/cantina/oasi della pace situata nel piccolo borgo di Medana, 4 case, 1 chiesa e tantissimi boschi e vigneti. Medana si trova a venti minuti da Gorizia, a meno di 10km da Capriva del Friuli, ed è doveroso contestualizzarla nella zona denominata Primorska che in sloveno significa letteralmente “presso il mare”; è la parte più occidentale del Collio sloveno, un microclima che risente delle termiche e benefiche correnti d’aria provenienti dal vicino Mar Adriatico nonché dei venti freddi provenienti dalle Alpi. Tutto questo prezioso alternarsi di eventi climatici insieme al terreno particolarmente minerale favorisce la produzioni di vini – soprattutto bianchi – aromatici, intensi e nerboruti.

Dovrei dilungarmi con un intero articolo per descrivere esclusivamente le pietanze servite dal “ristorante familiare” dei coniugi Klinec : prodotti di stagione, insaccati di produzione propria e pasta home made sono solo alcune delle prelibate chicche servite durante il lunedì di Pasquetta 2015. Ma passerò subito alla descrizione della cantina e dei vini degustati…

La “fattoria Klinec” è attiva dal 1918 quando il bisnonno di Aleks, l’attuale proprietario, avviò questa bucolica realtà. Attualmente i vigneti si estendono nel Collio sloveno in zona limitrofa all’azienda per circa 6 ettari grazie ai quali si producono in media dalle 15.000 alle 18.000 bottiglie annue, in base all’andamento climatico della stagione.

In una prima fase le uve vengono fatte macerare in vasche di cemento passando poi all’acciaio inossidabile. A questo punto il liquido fermentato sosterà per almeno due anni in legni di 3 principali dimensioni, 200 – 500 – 1000 litri, dove il nettare viene sottoposto anche a batonnage. Questa tecnica, ovvero il rimescolamento delle fecce nobili dal fondo alla parte superiore della “massa vinosa”, viene adoperata per favorire nel vino una maggior intensità di sapore e profumi più decisi.

Zero chiarificazioni, viene preferito l’uso di lieviti indigeni e la solforosa è utilizzata in minime quantità. Aleks racconta che il legno impiegato per i vini bianchi è quello di acacia e gelso, mentre quello per i vini rossi è il ciliegio: tutta questa meticolosa attenzione fa sì che nel vino non si percepiscano in maniera eccessivamente preponderante le note legnose.

Le viti, cresciute sotto i dettami dell’agricoltura biodinamica, sono indirizzate con forma di allevamento a Lyra e la loro età media si può stimare intorno ai 25 anni: si parte dai 12 anni delle viti di Ribolla (qui chiamata Rebula) fino ad arrivare ai 45 della Malvasia! Per fertilizzare viene usato solo compost di produzione interna e sono banditi i diserbanti chimici.

Basta guardarsi intorno per discernere che la materia prima è la natura, e la famiglia Klinec è l’artista che la sta modellando…pensando ai propri figli.

I vini bevuti durante il pranzo sono stati:

  • Gardelin, 2010 : Pinot Grigio, 5 giorni sulle bucce, color ramato, albicocca sotto spirito, spicca l’alcolicità dei suoi 13,5% vol. Curioso.
  • Malvazija, 2010 : bell’acidità, durevole e gagliarda, colore giallo mielato, 13,5% vol., pieno e dissetante.
  • Ortodox, 2006 : verduzzo, ribolla, malvasia, friulano (chiamato Jakot). 6 anni in legno, colore rosso ambrato, lungo, molto caldo dall’alto dei suoi 14,5% vol. La scritta nella retro etichetta della bottiglia che dice “Dry Red wine” è senza dubbio evocativa. Tra l’incompreso e il lodevole.


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