Non esiste cubo di Rubik di fulminea soluzione, non esiste una petrosa Itaca attraccabile da Ulisse, non esiste ora legale o solare per questa tipologia di vini della cantina Paraschos, di San Floriano del Collio: l’unica certezza percettibile è l’imprevedibilità e la capacità di spiazzare il naso – il palato – la percezione sensoriale. Questo è il “Kai” (tradotto dal greco “e, anche, che”), nome dato dai Paraschos al vino Friulano (ex Tokai).

Nulla è scontato, tutto è stupefacente… Lunghezze in bocca iperuraniche, cangianti profumi che mutano velocemente tra un sorso e l’altro, ammalianti piroette gustative, eccole le personali sensazioni stampatesi nella mente durante la degustazione verticale – dalle annate 2003 al 2012, escludendo il 2006 e il 2010 – avvenuta in quel della Subida a Cormons e condotta in maniera gagliarda da Matteo Gallello di Porthos.

Il 2003 in bocca deborda spavaldo di luce propria quasi a voler fare il gradasso con i fratelli minori 2004, 2005, 2007 i quali, con la biga, lo seguono copiandone le gesta. E poi eccoli repentini i 2008, 2009, 2011, 2012 con i loro profumi freschi, intenti nello scandire uno spartito più leggiadro, spensierato, beverino e ammiccante.

Viene a crearsi un’atmosfera dionisiaca e il calice si trasforma magicamente nel kantharos, la coppa dove i greci solevano bere il nettare degli dei. Non ci sono regole o forse sì, la certezza è nell’austero simbolo di Parschos – il Pigreco – che si erge a guida della filosofia produttiva di questa azienda: 7 ettari vitati, la ponca (terreno marnoso tipico della zona del Collio), una naturalezza nel lavorare la vigna e la genuina spontaneità nella vinificazione. Solo lieviti indigeni per far scoccare la fermentazione del mosto, scelta fatta nel 2003 con l’ingresso della nuova cantina, nessun utilizzo di prodotti di sintesi e concimi chimici in vigna, viti con un’età media elevata e macerazione sulle bucce che va da 2/4 giorni per le recenti annate (2008/2012) fino a 1/3 settimane per i vini delle annate dal 2003 al 2007. Eccoli i capisaldi tanto facili da descrivere quanto complessi da amalgamare in un’unica realtà vitivinicola.

Negli anni ’70 Evangelos Paraschos, originario da una famiglia di contadini-pastori, emigrò dalla Grecia all’Italia per studiare farmacia all’Università di Trieste e ritagliarsi delle prospettive di vita migliori. I retaggi bucolici e la passione per il mondo vitivinicolo l’hanno spinto ad acquistare degli ettari di vigna a San Floriano del Collio, qui nelle terre dei Radikon e dei Gravner, dai quali sarà fatalmente influenzato. Ora aiutato dai giovani figli Alexis e Iannis la filosofia del pigreco continua a prosperare: questi sono vini che non hanno un inizio o una fine, sono inafferrabili, infiniti.


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