Eccomi giunto alla mia edizione numero due di VinNatur nell’ambito del personale cammino di ricerca e scoperta culturale dell’intrigante “Odissea enologica”. Rispetto alla scorso anno ho goduto maggiormente dell’aspetto mistico, quasi ascetico, che la giornata di domenica ha regalato agli avventori di questo appuntamento: il venticello frizzante che ti massaggia la pelle, il sole carezzevole e assolutamente non ostile, il dolce panorama caratterizzato da colline e vigneti, l’ameno giardino di Villa Favorita che gentilmente ti esorta ad impostare lo status vitale in modalità silenziosa e meditativa.

Il calice passa quindi in un piano parallelo, uno strumento di amplificazione di queste impetuose sensazioni e così il vino, che spassionatamente si ritaglia il solenne ruolo anticamente appartenutogli. Di contro, all’interno della villa, il caos-calmo generato dagli agghindati banchetti dei numerosi produttori regna impetuoso.

Come al parco giochi il ricordo cade sempre sull’attrazione più piacevole e coinvolgente provata la volta precedente così anche qui a VinNatur non posso che cominciare lì dove lo scorso anno avevo riposto nella fondina il calice “fumante” di lava, ovverosia da Frank Cornelissen, parte nord orientale delle pendici della cosiddetta “ ‘a Muntagna ”, sua maestà l’Etna. Il rinfrescante uvaggio di uve bianche Carricante e Grecanico fa da perfetto contraltare ai più calienti MunJebel 2014 (vecchio nome del vulcano Etna) di Nerello Mascalese, provenienti da 4 differenti crus. Il Magma poi (sempre di Nerello Mascalese) è un vino denso, alcolico, “masticabile” e libidinoso.

Si prosegue il tour con l’immancabile visita ai “Moralizzatori” Enrico ed Andrea della zona vicentina di Breganze, che offrono delle interessanti realtà di vini rifermentati naturalmente in bottiglia: il tocai friulano “Friu-liè”, una piacevole e dissetante Vespaiola, fino ad arrivare ad un profumato e curioso Cabernet Sauvignon in metodo classico, rifermentato in bottiglia per un anno, sboccato a la volée, dosaggio zero.

Tra una buona focaccia artigianale, dei panini imbottiti e una catartica passeggiata nel giardino di Villa Favorita mi ritrovo idealmente catapultato nell’alto Monferrato, verso la Liguria, Cantina Rocco di Carpeneto: 5 ettari per circa 20.000 bottiglie, tutte prodotte dai vitigni autoctoni della zona. Mi soffermo sulle due Barbera delle quali mi sono abbeverato; la prima “Rataraura” – nome che in dialetto locale significa pipistrello – passa un paio di settimane di macerazione sulle bucce e si affina nei successivi 20 mesi tra anfora e botti da 15 hl. “Reitemp”, parola che identificava il suono delle campane quale allarme per i contadini del loco all’arrivo di un terribile temporale, è un’altra Barbera proveniente però da vigne di 60 anni di età. Colpiscono la complessità, l’equilibrio e le carezze che questo vino lascia in bocca.

In seguito l’attenzione si sposta alla Malvasia di Candia 2014 della Cantina Lusenti, zona Colli Piacentini. La prima Malvasia è bella fresca, beverina, floreale: dopo una prima fermentazione non vengono aggiunti i lieviti bensì del mosto dolce proveniente dalle stesse uve, per far ripartire la fermentazione in bottiglia. Austera e bella nerboruta è invece la Malvasia 2010 proveniente da vigne di 60 anni di età, che viene vinificata in macerazione sulle proprie bucce per almeno un giorno e se la spassa poi in bottiglia per 5 anni prima di essere messa in commercio: un vino di corpo, acido, con spiccata personalità.

Passando per i sempiterni Sauternes di Chateau Pascaud Villefranche, zona Bordeaux, belli freschi e mai stucchevoli è giunto il momento di fare una capatina in Umbria, vicino a Torgiano, dove Carlo Tabarrini mi disseta il palato con i suoi super-minerali vini “Margò” da uve Trebbiano e Grechetto, che fanno in media dai 3 ai 15 giorni di macerazione sulle bucce. Saranno le papille gustative ormai in festa, sarà la mia mente legata indissolubilmente a certi ricordi d’infanzia, fatto sta che il Grechetto 2014 al naso spadroneggiava di un intenso profumo di mais, riconducibile alle croste di polenta. Che bontà!

VinNatur è l’esternazione della genialità, della sregolatezza, della piacevole pazzia di certe piccole realtà produttive. Chi sono io per giudicare, io sono qui per cercare di capire e certamente curiosare.

(Amarcord time clicca qui per articolo VinNatur edizione 2015)


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