Nel mezzo del cammin della mia vita mi ritrovai per una selva oscura ma fui abbagliato dalla Boschera che stava li impettita, come ad osservare con piglio esplorativo i crinali dei monti che la sovrastavano…

La Boschera è un vitigno autoctono precipuo della pedemontana trevigiana, anche se ad onor del vero ne sono state trovate tracce anche nell’area del vicentino: è una varietà vigorosa ma non molto produttiva, ha buccia particolarmente spessa e ciò le consente di essere resistente a oidio, peronospora, botrite e altre fitopatologie presenti in natura.

Fin dal 1600 la Boschera è stata impiegata nella produzione del Torchiato di Fregona, vino passito nobile proveniente appunto da Fregona e dalle sue frazioni, ameno territorio situato a nord di Vittorio Veneto presso le pendici del Monte Pizzoc.
Pevarela, Boscara, Uva del Prete (in zona Monfumo) sono tutti sinonimi appartenenti a questa varietà che pare sia stata chiamata così perché, come suggerisce il nome, ama insediarsi nei pressi dei boschi a quote collinari tendenzialmente alte.

Nel 1870 si trova il nome Boschera presente nell’Amplelografia Generale della Provincia di Treviso, dove viene segnalata la sua coltivazione nelle zone del Coneglianse, nel Vittoriese e nei Colli Asolani ma in quantità risibili; nel 1950, invece, un documento certifica la presenza del vitigno nella sola zona dei Colli di Vittorio Veneto visibilmente abbandonato a sé stesso.

Quest’uva è molto acidula, e l’alta acidità è un ottimo viatico che permette al vino prodotto dalla Boschera di resistere all’ossidazione e di mantenere una certa longevità nel tempo, ecco spiegato il suo impiego nella produzione del nobile Torchiato, assieme anche al Glera e al Verdiso.

Questa volta però la Boschera balla da sola, in purezza, e lo vuole fare indossando una veste trendy, giovanile, in una sfilata di moda da collezione primavera-estate, ammiccando spavalda e strizzando l’occhio al playboy Prosecco. Vinificazione in bianco, contatto del mosto sulle bucce per qualche ora, pratica del batonnage tutti i giorni per un paio di mesi – in maniera tale da veicolare i lieviti più scarichi in superficie – così da apportare al vino una certa morbidezza che va a controbilanciare la spiccata acidità.

Recentemente presentata in anteprima nella Cantina Produttori di Fregona, assieme al possente Torchiato vendemmia 2012, la Boschera al naso colpisce per le note di fiori bianchi, le sfumature di pesca bianca e di mango, ed inizialmente è presente anche una smagliatura di ridotto causata probabilmente dalla giovane età del prodotto appena imbottigliato; in bocca spicca la grintosa acidità, la freschezza tattile e si riconfermano le note di pesca e le tendenze tropicali percepite al naso.

L’auspicio è che questo “brivido verde”, cosi in passato il maestro Luigi Veronelli aveva definito la Boschera, non sia solo un nostalgico brano revival ripreso in chiave contemporanea ma possa ritagliarsi un suo stile identitario spigliato e danzereccio…


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