Integrazione e scambi culturali tra popolazioni di etnie diverse presuppongono un assioma che si traduce nella più naturale affermazione, di metafora edilizia, così argomentata: “ Costruire non muri ma ponti ” ; ecco, in questo specifico caso l’assunto va invece a declinarsi in modalità solennemente agreste e recita: “ Seminare non zizzania ma barbatelle di vite ”.

Infatti il progetto “ Treviso per l’Armenia ”, partito nel 2009, ha fatto sorgere un prezioso scambio eno-culturale tra la Marca Trevigiana e quel piccolo ma nobile stato di appena tre milioni di anime quale è l’Armenia; ed ha avuto come fil rouge – o meglio, vin rouge – la vicendevole condivisione di due tipologie di vitigni, coltivati e vinificati nei rispettivi paesi. Uno dei cultivar a maggior diffusione in Armenia, l’Areni, è stato piantato a Tezze di Piave e parimenti il nostro autoctono Raboso dalle grave del Piave ha preso la via delle mistiche valli dell’Ararat (che in armeno significa “creazione di Dio”).

Si, proprio lì dove la Bibbia narra dell’approdo di Noè con la sua Arca, dopo il diluvio universale. E, guarda caso, proprio lì dove ricerche storico-scientifiche attribuiscono la genesi, e la successiva diffusione in tutta Europa e Medio Oriente, del genere della Vitis vinifera: nella regione armena dello Vayots Dzor, situata a sud est della capitale Yerevan, e più nello specifico nella cosiddetta “Grotta degli Uccelli”, sono state scoperte le prime tracce ufficiali di attività enologica – vinaccioli dell’uva, vasche di decantazione e giare – risalenti a più di seimila anni fa!

Il progetto in questione ha preso forma e si è concretizzato attivamente grazie all’impegno della Scuola Enologica Cerletti di Conegliano, del Crea-Vit, della Provincia di Treviso e il supporto della Confraternita del Raboso Piave. Durante questi anni sono stati compiuti dei periodici viaggi esplorativi in terra armena con professori, tecnici e allievi della Scuola Enologica – in particolare il Prof. Pietro Mascarin e il Dott. Mario Barbieri – che hanno potuto beneficiare di questo interscambio culturale e l’hanno successivamente veicolato nella serata celebrativa svoltasi di recente nell’aula magna della scuola, quale summa conclusiva di questa avventura enologica.

La vinificazione dell’Areni è stata compiuta dall’enologo Emanuele Serafin che ha ascoltato e accompagnato l’uva nella produzione di un nettare dal colore rosso rubino, piacevolmente setoso in bocca, morbido e avvolgente al palato.

Inoltre, a titolo meritorio, va detto che il vigneto Areni di Tezze di Piave è stato dedicato ad Antonia Arslan, scrittrice e saggista italo-armena celebre per il romanzo “La masseria delle allodole”, che tratta dello scabroso genocidio armeno perpetrato dal governo turco.

Il vino è indubbiamente un prodotto che crea connessioni conviviali, accomuna le genti, elimina le divisioni ed è tra i veicoli primari di storia e cultura nel mondo: “Treviso per l’Armenia” è il simbolo fattivo di questa profonda e lucente capacità che il vino si porta in dote… E lo stesso maestro Leonardo da Vinci amava ripetere che “Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”.

(Un sentito ringraziamento al Prof. Mascarin per le belle foto paesaggistiche che posso qui condividere)


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