La Cantina dei Marchesi Antinori di San Casciano Val di Pesa (Firenze) è un concentrato di storia, tradizione, modernità, ingegno architettonico contemporaneo e dedizione al lavoro vitivinicolo ed enologico. Mi riesce difficile definirla solo una “cantina” perché questa realtà, inaugurata nel 2012 dopo cinque anni di lavori e cesellature, racchiude in sé, come un portagioie, tutta una serie di raffinate peculiarità: il museo dove è possibile osservare alcuni caratteristici cimeli di famiglia, l’auditorium con il maxischermo sul quale viene proiettata la storia dei marchesi facendoti immergere ancor di più nell’ “Antinori experience”, la vinsantaia dove si affina il vin santo nelle apposite caratelle. La preparatissima guida che ti accompagna nel percorso della cantina spiega minuziosamente le fasi di lavorazione delle uve declamando termini enotecnici che ti fanno sentire un ganzo; le immancabili postazioni di degustazione vini, un ristorante e l’annesso orto con vista sulle bucoliche ed avvolgenti colline ricamate di vigneti nei quali si produce il Chianti Classico docg, una reception degna dei migliori hotel cinque stelle superior ed il fornitissimo negozio degli “eno souvenir” che manco alla National Gallery di Londra si potrebbero trovare completano il quadro. Chapeau!

Per non parlare poi delle magnifiche vigne che si stagliano tutt’intorno la struttura le quali, curate come fossero bonsai, condividono i declivi collinari insieme ai leggendari ulivi toscani (nella cantina viene prodotto non solo vino ma anche un ottimo olio); al piano inferiore si trova invece il tempio sacro, la barricaia, dove le luci soffuse ti regalano un’ atmosfera mistica, da riverenza religiosa e profondamente contemplativa; proseguendo la visita, la parte riservata alle fasi di vinificazione dove svettano luminosi i tini di acciaio inox è linda, ordinata, immacolata. Sciatteria, nell’antico dizionario Antinori, è una parola che non ha nessun significato semantico, non è proprio considerata.

Penso che Giovanni Piero di Antinori quando nel 1385 si iscrisse ufficialmente all’Arte dei Vinattieri a Firenze (primo avo della famiglia Antinori ad occuparsi di produzione di vino) mai avrebbe potuto immaginare che ben 26 generazioni dopo di lui avrebbero proseguito il solco, o meglio il torchio, da lui lanciato, perbacco sono pronto a scommetterci sopra “un’ombra” di vin santo; e son pure convinto che mai avrebbe previsto il fatto che Antinori sia arrivato ad essere considerato tra i più blasonati produttori di vino a livello mondiale. Non fatico ad immaginare che anche Dioniso chieda sovente una bottiglia di Solaia quando si reca all’enoteca dell’ Olimpo a far un brindisi con i compari.

Oltre ad annusare ed apprezzare i sentori di sottobosco, frutti rossi, marmellata di prugna, e spezie varie che si sprigionano magicamente dal roteare dei calici riempiti di vino rosso, qui da Antinori si respira il profumo di mondo, di internazionalità, di avanguardia e voglia di guardare avanti e anche oltre, senza timore di smarrirsi in scelte inadatte: per fugare ogni dubbio, infatti, basta fare una passeggiata in cantina e vedere cosa è stato creato da questa famiglia durante i secoli di storia.


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