Mistica e massacrante, queste sono le parole che possono seraficamente descrivere i 44 chilometri percorsi dal mio cuore, la mia testa e le mie gambe lungo i sali e scendi che hanno caratterizzato la Brunello Crossing 2018 poco più di una settimana fa.

La giornata è stupenda, il cielo si estende azzurro terso e brillante, fa capolino il candido bianco della galaverna tra i fili d’erba e le foglie degli alberi, maledico però tutto il ghiaccio che avvolge la mia povera auto rimasta in strada nel parcheggio scoperto del ridente borgo di Buonconvento, situato ad una decina di chilometri da Montalcino: il fato ha voluto che non avessi con me il raschietto del ghiaccio, quindi non mi resta che accendere a palla il riscaldamento dell’auto, puntando tutta la potenza dell’aria calda in direzione del parabrezza nell’attesa che si sghiacci e facendo pure qualche goffo tentativo con le unghie delle mani avvinghiate sul vetro esterno per cercare di accelerare l’operazione, impossibile altrimenti imboccare la strada per Montalcino senza la visibilità necessaria.

Manco a farlo a posta questo bastardo inconveniente mi è costato la partenza di gruppo fissata alle ore 8.00, mi ritrovo infatti alle 8.11 alla fortezza di Montalcino da solo, sperando – inutilmente – di aver sbagliato l’orario, magari di aver letto male il programma, magari la partenza è alle 9.00… Invece no, implacabilmente la partenza era alle otto precise e quando gli organizzatori incontrati in loco, attoniti, mi hanno chiesto come mai ero tornato indietro – preoccupandosi se mi era successo qualcosa nei primi chilometri del percorso – io gli ho rassicurati dicendo che sarei partito in quel momento causa ghiaccio improvviso dell’auto, e mi son lanciato nella folle rincorsa del gruppo, o meglio, della coda del gruppo. La mia vita è costellata da inseguimenti e pure questa situazione non mi ha lasciato scampo.

Mistica perché all’incirca ogni dici chilometri, mentre correvo “vedevo” lungo percorso qualche personaggio che faceva capolino nelle mia mente e si trasponeva “realmente” davanti a me lì in mezzo alla mulattiera, oppure tra un filare e l’altro dei vigneti di Sangiovese, o seduto in terra tra un ciottolo e l’altro nelle ripide discese che affrontavo: ho visto la Madonna, Gandhi, Padre Pio e Bob Marley… Sia ben chiaro, non mi drogo nella vita, è la corsa stessa una “droga” 🙂

Massacrante perché trascorrere un bel po’ di ore correndo e camminando per 44 chilometri non è certo come la classica gita fuori porta della domenica in famiglia anche se la soddisfazione è comunque incommensurabile.

I paesaggi della Brunello Crossing ti fanno scoprire il lato selvaggio di Montalcino e del suo incantevole territorio, ti fanno scovare l’immensa ricchezza di biodiversità presente in loco oltre ai bellissimi declivi ordinatamente ornati di vigneti: solo guardandoli ti spingono a proseguire chilometro dopo chilometro andando a lenire la fatica fisica e mentale che piano piano comincia ad assalirti.

E comunque riuscire ad arrivare alla fine del percorso tagliando il traguardo insieme ad un gioioso signore settantacinquenne raggiunto sul momento di entrare a Montalcino (che diceva di aver percorso un centinaio di maratone nella sua carriera da runner), mi fa riflettere sugli infiniti insegnamenti che la vita ti spiattella davanti ogni giorno.

Mi piace paragonare la corsa al bere un buon bicchiere di vino: ne percepisci i profumi, ti fa star bene e se ne abusi ti sfianca!


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